Passa con 112 sì, in quarta e ultima lettura, la legge che modifica l’ordinamento giudiziario: separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, due CSM con membri sorteggiati per ridurre l’influenza delle correnti.

La riforma costituzionale della giustizia è stata approvata nell’aula del Senato con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti.
È l’ultimo atto: in mattinata l’aula del Senato erano iniziate, alla presenza del ministro Guardasigilli Carlo Nordio, le dichiarazioni di voto sul ddl che è stato votato per la quarta e ultima lettura parlamentare conforme, secondo le previsioni dell’articolo 138 della Costituzione.
I senatori dell’opposizione issano cartelli: “No ai pieni poteri”
I senatori del Pd, del M5s e di Avs protestano contro l’approvazione della riforma, appena votata al Senato, mostrando cartelli con la scritta “No ai pieni poteri”. Nello schieramento opposto, dai banchi del centrodestra si sono sentiti applausi subito dopo il voto.
L’ANM: “Riforma che altera l’assetto dei poteri e non migliora il servizio della giustizia”
“Questa riforma altera l’assetto dei poteri disegnato dai costituenti e mette in pericolo la piena realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Una riforma che non rende la giustizia più rapida o più efficiente ma la rende più esposta all’influenza dei poteri esterni. Una riforma che non aumenta il numero dei magistrati, che resta tra i più bassi in Europa, né colma le lacune dell’organico amministrativo. Una riforma che non investe risorse per far funzionare meglio il sistema giustizia ma rischia al contrario di triplicare i costi con lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare. Le nostre preoccupazioni sono peraltro condivise anche dal relatore speciale sull’indipendenza di giudici e avvocati delle Nazioni Unite” dichiara la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota, dopo l’approvazione definitiva della riforma.
Nordio: “Grazie a tutto il Parlamento. Spero in un referendum non politicizzato, sarebbe catastrofico per l’ANM. Mi spenderò in prima persona”
“Il prossimo step sarà il referendum. Mi auguro che venga mantenuto in termini pacati, razionali e non politicizzati, nell’interesse della politica e soprattutto della magistratura, alla quale mi sento ancora di appartenere” ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo il via libera definitivo. “Non si tratta di una legge punitiva contro la magistratura” ha precisato il Guardasigilli. “Fu Giuliano Vassalli, eroe della Resistenza, a proporre per primo la separazione nel suo Codice di procedura penale. Trovo improprio parlare di attentato alla Costituzione”. “Certamente mi spenderò in prima persona” sul referendum sulla separazione delle carriere, ha precisato Nordio.
“Ringrazio il Parlamento, tutti i colleghi dell’opposizione a cominciare da loro. Questa è la regola della democrazia. La maggioranza è stata ottima. Era una risoluzione nel programma di governo” ha anche detto il titolare di via Arenula. “ bene che la magistratura, come io auspico, esponga tutte le sue ragioni tecniche razionali che possono meditare contro questa riforma. Ma, per l’amor del cielo, non si aggreghi – come effettivamente ha già detto, ammesso e io lo ringrazio il presidente Parodi – a forze politiche per farne una specie di referendum pro o contro il governo. Questo sarebbe catastrofico per la politica, ma soprattutto per la stessa magistratura”.
Il testo originario prodotto dal Governo e firmato dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e da Nordio, non è stato mai modificato dal Parlamento.
Il passo successivo sarà il referendum confermativo, per il quale tanto la maggioranza quanto l’opposizione hanno fatto sapere di essere intenzionate ad avviare le procedure (firme di un quinto dei parlamentari di una Camera o di 500mila elettori o richiesta da parte di cinque Consigli regionali).
(Fonte Rai) – VAI ALL’INDICE ARTICOLI
